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| Arte liberty a Viareggio
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La
costruzione della passeggiata a mare, l'asse rappresentativo delle città
di villeggiatura balneare, ha inizio negli anni venti, dopo che un incendio
aveva distrutto i padiglioni in legno dei primi stabilimenti. Di questi
rimane oggi, quale esemplare, lo chalet Martini che conserva la struttura
lignea profilata da fregi e da coronamento di gusto esotico orientale. Sulla
continuità dell'asse litoranee si esibisce un vivace e ricco repertorio
di stili che traccia un itinerario pittoresco, dal canale Burlamacca allo
stabilimento Principe di Piemonte.
Nel primo tratto si manifesta la tendenza ai valori monumentali dell'architettura
eclettica che si aggiorna al linguaggio del modernismo: il cinema Savoia
realizzato su progetto di Alfredo Belluomini con connotati neo classicheggianti,
impreziositi dai decori ceramici della manifattura Chini; il padiglione
con i magazzini Duilio 48, si distingue per lo sviluppo della linea strutturale-decorativa
di discendenza liberty;la Galleria del Libro, già atelier di moda
nel 1929, dove
le nostalgie secessione inclinano verso la stilizzazione Art Déco;il
Gran Caffè Margherita, |
| risultato
esemplare della collaborazione progettuale fra Alfredo Belluomini e Galileo
Chini che commenta con preziose decorazioni ceramiche e pittoriche la struttura
modellata su stilemi orientaleggianti; il Bagno Balena, opera degli stessi
Belluomini e Chini, dichiara un aggiornamento al gusto Alt Déco evidente
nella tessitura del fronte, aperto dall'arcone trionfale, e risolto con
forti risalti decorativi: specchiature e aggetti in cemento di forme rigide
ed essenziali, formelle e tondi invetriati come pietre preziose, roselline
in rilievo, linee spezzate, motivi a ricciolo; i padiglioni gemelli Martinelli
e Bertucelli che spiccano con i profili esotici delle cupole a scaglie policrome. |
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Nel progredire
dell'asse si assiste all'affermazione del linguaggio razionalista, esemplarmente
rappresentato dall'edificio per bar e negozi progettato nel 1932 dall'architetto
Carlo Vannoni che segna la rottura con il linguaggio dello storicismo.
Lo stabilimento balneare Principe di Piemonte, opera dell' architetto Aldo
Castelfranco, che si inaugura nel 1938, rappresenta la tappa conclusiva
dell'itinerario litoranee imponendo il segno incisivo del razionalismo mediterraneo.
Se nell'itinerario della passeggiata, gli stili e le tendenze trovano il
momento di esaltazione spettacolare che si addensa nell'architettura dei
grandi complessi alberghieri come il Royal, l'Excelsior, l'Imperiale, il
Principe di Piemonte, ricostruiti nel corso degli anni venti, nel tessuto
urbano lo stesso gusto eclettico, esotico e modernista si concentra in episodi
significativi e trascolora nelle decorazioni degli edifici allineati lungo
il tracciato regolare. In questo panorama variegato i decori ceramici della
manifattura Chini delineano temi figurativi che spesso trascendono il dato
ornamentale per diventare parte integrante della tessitura architettonica,
come nella villa Argentina, nel villino Domenici, nell'Albergo Liberty,
nell'edificio della Misericordia fino al Gran Caffè Margherita. |
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ein:10/02/2005 |
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09/07/2010 |
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