Cenni Storici
L’area nota come Parco della Versiliana rappresenta e costituisce
un vero e proprio bosco di circa 80 ettari, le cui origini sono strettamente
correlate alle vicende geologiche dell’epoca quaternaria, periodo
in cui si formò la pianura versiliese. Su di essa, si insediò
la vegetazione erbacea, arbustiva ed arborea , originando una vasta foresta
parallela al mare che si estendeva da Bocca di Magra sino alle colline livornesi.
Questa grande selva costiera fu progressivamente tagliata dall’uomo
per far posto alle coltivazioni: questo processo di riduzione delle superfici
boscose continuò fino alla metà del XII secolo, quando,
nell’anno di fondazione del Borgo di Pietrasanta, precisamente nel
1255, la foresta passò in proprietà della Comunità,
che pose particolare attenzione al mantenimento di queste selve.
Questa politica di tutela cominciò ad allentarsi nel 1700, periodo
in cui si avviarono tagli di ampie porzioni di macchia, sino a ridurla
ad una stretta fascia lungo la costa, mantenuta allo scopo di proteggere
la città dalla “mal-aria”, che si credeva portata dai
venti marini. Tutto questo territorio subì un processo di appoderamento,
cui seguì la messa a coltura. Agli inizi del XIX secolo, alcuni
poderi vennero ceduti alla famiglia Digerini Nuti e, tra questi, i terreni
a bosco della Versiliana, venendosi a creare così un complesso
agricolo forestale.
Nel
1886 sorse la Villa, chiamata poi la Versiliana dallo scrittore Renato
Fucini, e l’attività produttiva della tenuta proseguì
ininterrottamente sino agli anni ’50, quando subì una forte
aggressione non dovuta all’agricoltura, bensì ad un tentativo
di espansione urbanistica, che veniva a minacciare in maniera forte l’integrità
del bosco della Versiliana.
E’ l’inizio di una lunga lotta, che avrà per oggetto
la salvezza del patrimonio naturale della Versiliana, con un epilogo insolito
nel panorama politico amministrativo italiano: nel 1980 il Comune di Pietrasanta,
con una spesa di oltre due miliardi, delibera l’acquisto della Versiliana,
che diviene così un bene di tutti.
Se si percorrono i bei viali che si dipartono in tutte le direzioni e
se si osserva attentamente, dopo il primo impatto emotivo, ci si accorge
che quello che ad un primo sguardo può sembrare un casuale ammasso
di piante è invece il risultato di un ordine naturale e preciso,
per cui ad ogni zona corrisponde il suo tipo di bosco e sottobosco.
L ‘azione costante del mare e dei corsi d’acqua ha determinato
la formazione di lunghe dune alternate a depressioni, entrambe con andamento
parallelo alla costa. Nelle depressioni comprese tra le dune vi è
un elevato tenore di umidità, con fenomeni di ristagno dell’acqua
nei mesi più piovosi: questi specchi d’acqua lunghi e stretti
vengono chiamati localmente “lame”.
Al contrario, nei dossi rappresentati dal corpo della duna, la natura
sabbiosa dei suoli permette un rapido drenaggio, creando quindi condizioni
di terreno asciutto, dove predominano i lecci, ma dove hanno trovato il
loro habitat naturale anche il pino marittimo e quello domestico, in realtà
di introduzione artificiale dettata da ragioni di carattere economico:
difatti la sua coltivazione era volta alla produzione del pinolo e del
legname, che si dimostrò redditizia sino agli anni Sessanta. In
Versiliana il pinolo veniva raccolto e lavorato internamente all’azienda,
e più precisamente presso quel curioso edificio ancora esistente
definito proprio La Fabbrica dei Pinoli.
Il sottobosco in queste zone è costituito in prevalenza da liane,
edera ed alcuni tipi di arbusti tra i quali è facile riconoscere
l’aromatico alloro ed il decorativo pungitopo. Nelle depressioni
si è invece insediato un bosco di latifoglie decidue: farnie, olmi,
pioppi, aceri, ontani, frassini, carpini, frangole, che costituiscono
l’aspetto naturalistico di maggior rilievo della Versiliana, sia
per la ricchezza della specie, sia per la presenza di numerosi esemplari
monumentali, sia perché in Italia ed in tutto il bacino mediterraneo
questo tipo di foresta è divenuto estremamente raro.
Il Parco della Versiliana è attraversato da due corsi d’acqua:
il fosso Fiumetto ed il fosso Tonfano, lungo le cui sponde sopravvivono
interessanti popolamenti di vegetazione erbacea, composta prevalentemente
da cannuccia di palude, carici, salicaria, giglio d’acqua. L’ultimo
tratto del Fiumetto richiama l’attenzione per la romantica e suggestiva
presenza del “ponte del Principe”, fatto costruire nel 1776
dal granduca e così chiamato in suo onore.
Un ambiente così ricco e vario offre rifugio a numerose specie
animali, anche se raramente si ha la fortuna di incontrarli. Sono gli
uccelli i più visibili ed udibili: la gallinella d’acqua,
l’usignolo di fiume, la ballerina gialla, il martin pescatore e
la folaga, che si trovano nell’ambiente fluviale, mentre altrove
abbondano il merlo, la cinciallegra, il minuscolo scricciolo ed il verzellino,
e non è raro sentire il rumore martellante del picchio verde ed
il caratteristico verso del cuculo dal ciuffo.
Il Parco della Versiliana possiede quindi una rilevanza estremamente
significativa da un punto di vista naturalistico, con la presenza, al
suo interno, di una grande varietà di ambienti originari di grande
interesse, ed allo scopo di divulgare la conoscenza di questo patrimonio
di flora e fauna è stato messo a punto un progetto per la realizzazione
di un percorso naturalistico nel Parco della Versiliana, allo scopo di
fornire ad un pubblico non specializzato la conoscenza dei caratteri salienti
del bosco da un punto di vista naturalistico – ambientale, con la
programmazione di visite guidate nel parco nei giorni di martedì
e giovedì, dalle ore 17.30 alle ore 19.00.
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